Agglomerati urbani residenziali in CinaDopo aver letto un articolo sul Corriere della Sera, in cui si parlava degli agglomerati residenziali “ad alveare” progettati dagli architetti cinesi, mi sono posta una domanda, che rigiro a tutti i lettori di questo blog:

fino a quando potremo continuare a costruire selvaggiamente in periferia interi quartieri dormitorio a scapito dei terreni fertili?

Questo non è certo un quesito nuovo, e già in passato ho trattato questo argomento in altri articoli.

Vorrei però far parlare alcune immagini, in questo post, in modo che ci si possa anche rendere conto verso quale grado di bruttezza, degrado e imbarbarimento ci stiamo spingendo.

Il condominio sostenibile

In Italia sempre più spesso vengono organizzati convegni, esposizioni e dibattiti su temi riguardanti il rapporto tra architettura e sviluppo delle nostre città. Ne parlano le associazioni di categoria, l'ANCE (l'associazione dei costruttori), la politica...

Qualcuno dirà: bella notizia, era ora!

Peccato però che restino sempre belle parole...

Che le nostre città siano diventate brutte e invivibili, è un dato di fatto. Tranne rarissime eccezioni, sfido chiunque ad indicare un modello di città italiana da portare ad esempio per sviluppo urbano, sviluppo sostenibile, razionalizzazione degli spazi, basso consumo del territorio e delle risorse. 

Per non parlare poi della Bellezza. "La grande Bellezza" è ormai solo un film, la bellezza è rimasta solo nella memoria e nei libri, e se pensiamo a quello che sta accadendo un po' ovunque - Pompei è solo la punta dell'iceberg - c'è poco da gioire. 

Il degrado ci circonda.  

In quest'ottica, la tipologia di edificio che più si presta ad "invecchiare" peggio, sotto tutti i punti di vista, è proprio quella condominiale.

Riesci ad immaginare una città vista dall'alto con solo strade e prati verdi? “Immagina. Puoi.”

Lo so, è davvero difficile. Ma se io potessi scrivere la sceneggiatura di un film ambientato nel futuro, anziché disegnare macchine volanti, mi piacerebbe “creare” città con tetti-giardino ovunque.

Non è solo una questione estetica, ma un nuovo modo di concepire l'ambiente in cui ci muoviamo e il modo di vivere nelle nostre città soffocate da ogni tipo di inquinamento e completamente sottomesse al cemento.

Se sei curioso, leggi questo articolo fino alla fine per capire tutti i vantaggi di un tetto verde.

La Perla nera di RotterdamIl tema della riqualificazione è sempre un po’ difficile da affrontare perché sono diversi gli aspetti che lo caratterizzano e i soggetti coinvolti: da una parte ci sono le amministrazioni che devono mettere in campo leggi e norme generali che ben si adattino ad ogni singola situazione, dall’altra i cittadini che vorrebbero riqualificare le loro proprietà immobiliari e ristrutturare per vivere meglio, infine gli architetti e i vari progettisti, che oltre a perseguire i loro obiettivi di carattere tecnico (come il risparmio energetico, la trasformazione degli spazi, il miglioramento delle condizioni generali dell’abitare) devono confrontarsi anche con soluzioni stilistiche che innovano rispettando il passato dell’edificio che si va a riqualificare.

Un caso emblematico di riqualificazione di cui vorrei parlare non si trova qui in Italia, ma all’estero: i problemi circa lo sviluppo eccessivo dei confini delle città e la necessità di recuperare aree periferiche in degrado o dismesse esiste ovunque e risulta utile dare uno sguardo oltre frontiera per confrontarsi e osservare con spirito critico quanto si è fatto e si potrebbe fare anche qui.

“Una vera e propria riforma dell’Edilizia Residenziale Pubblica nel Veneto, una riorganizzazione attenta, ponderata e soprattutto rispondente alle esigenze di ammodernamento del patrimonio, di arricchimento delle funzioni svolte dagli Ater, di semplificazione delle procedure, di snellimento delle strutture operative, di contenimento dei costi, di reperimento di risorse, per fare in modo che l’azione della Regione sul fronte del ‘bene casa’ sia ancora più efficace e produttiva e garantisca un aiuto concreto, in un contesto di equità sociale, per quei nuclei familiari che ne hanno davvero bisogno”.