Migliorare realmente i consumi energeticiPer come è stata concepita la legge in Italia (D.M. 26/06/2009- Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici), le certificazioni energetiche non hanno una grossa utilità né per i proprietari che vendono né per gli acquirenti. Ha infatti senso produrre un certificato per attestare che un immobile da ristrutturare completamente sia in classe F o G? Ha senso che il progettista di un edificio nuovo, costruito secondo i nuovi criteri edilizi, chieda ad un collega tecnico di certificare quanto fatto in modo che rientri in una determinata classe energetica? Perché in molti casi gli acquirenti non riscontrano in bolletta le prestazioni energetiche promesse dal certificato? La lista delle domande (retoriche) potrebbe continuare ancora per molto, e vorrei che fossi proprio tu che leggi a fornire delle risposte a riguardo.

Con il post di oggi mi creerò certamente dei “nemici”, soprattutto tra alcuni colleghi, ma è giusto che le cose vengano dette per quelle che sono. Se vogliamo davvero dare una svolta al settore dell'edilizia, dobbiamo renderci conto che non possiamo più vivere di “espedienti all'italiana”, ma è il caso di iniziare a fare le cose seriamente.

Mi rendo conto perfettamente che ci sono studi e singoli professionisti che vivono di questo. È verissimo che con il settore in crisi nera, questo è un palliativo per galleggiare e non chiudere l'attività. Tuttavia se la necessità della certificazione deve solo essere quella di dare lavoro ai vari professionisti, meglio cambiar lavoro.

Ho la convinzione che qualsiasi architetto, ingegnere, geometra, studio di consulenza, ecc. renderà un servizio corretto (e possibilmente ben retribuito) solo se soddisferà una necessità del cliente. In molti di questi casi, in cui si è costretti a chiedere un lavoro privo di utilità, quale bisogno viene ad essere soddisfatto?

Non voglio nemmeno entrare nel merito dei costi di un ACE (attestato di certificazione energetica), perché è evidente per chiunque che spesso si rasenta il ridicolo. Si passa da prezzi spropositati per certificare un rudere, a onorari di poche decine di euro per certificazioni fatte via email, mediante la compilazione di una scheda e l'invio di qualche documento, come nel caso di alcuni studi tecnici che le hanno vendute attraverso Groupon (ne ho visti sia qui a Padova che a Bologna, ma so che è stato fatto anche in altre città).

Chi redige il certificato, in questo caso, spesso non esegue il sopralluogo obbligatorio per legge e non spende neanche tempo a ponderare con attenzione il materiale ricevuto. Questa pratica è stata fortemente deprecata dai diversi Ordini, in particolare da quello degli Architetti e degli Ingegneri, ma nulla poi è stato fatto.

In tutto questo la categoria dei certificatori ne esce con le ossa rotte, priva di ogni credibilità. La colpa, a mio avviso, non è solo dei singoli tecnici, ma di un intero sistema. Il proprietario venditore, ad esempio, non riesce a comprendere l'utilità della certificazione, soprattutto quando per legge gli viene imposto di eseguire e inserire la classe energetica già nella pubblicità di vendita.

Per chi paga, spesso sono soldi buttati, una spesa totalmente inutile. E sinceramente, in molti casi sono pienamente d'accordo con chi la pensa in questo modo.

 

Perché l'obbligo della certificazione energetica sugli annunci di vendita è “all'italiana”?

Se sono obbligata a pagare un professionista per sentirmi dire che l'appartamento di un edificio anni '60 è in classe energetica F o G e per ricevere un paio di paginette colorate con il disegno di un tachimetro, francamente mi sento derubata. Ovvio che la certificazione energetica non è questo, ma è così che viene percepita!

Basti pensare che si è introdotto già dal 1 gennaio 2012 l'obbligo di dichiarare la classe energetica e l'IPE (indice di prestazione energetica, espresso in Khw/mq/anno) già nell'annuncio di vendita, sia che esso venga pubblicato online, sia che si tratti di un classico cartello posizionato in strada o nella vetrina in un'agenzia immobiliare (come previsto con il D.Lgs. n. 28 del 3 marzo 2011, Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili).

Bene, a tutt'oggi, c'è l'obbligo di pubblicizzare la classe energetica, ma non esiste una sanzione! (tranne in Lombardia, da quanto mi risulta). A me questa non sembra una cosa seria, e mi fa pensare quanto tutta la situazione sia stata trattata con molta superficialità. Non sei d'accordo?

 

Cos'è e a cosa serve un attestato di certificazione energetica

L’attestato di classificazione energetica (Ace) è uno strumento di trasparenza importante per il consumatore perché offre la possibilità di conoscere, prima ancora di acquistare l'immobile, quanto incideranno i consumi energetici nella sua gestione. 

 

Quanto incidono i consumi in bolletta?L'idea iniziale, dunque, era quella di classificare le abitazioni in base ai consumi energetici, in modo da offrire una scelta consapevole dell'acquisto o dell'affitto, e valutare se quello che si stava pagando era in linea con ciò che si stava comprando. Bene, iniziativa lodevole e sacrosanta. Il principio è oggi più che mai corretto. Ma come al solito, poi, è stata l'attuazione di tali principi che non solo non ha apportato alcun beneficio al mercato immobiliare, ma addirittura ha falsato completamente il modo di accertare i consumi energetici reali e di conseguenza le classi energetiche.

 

Perché sostengo che l'ACE è spesso inutile?

Per due motivi.

  1. Nel caso di immobili vecchi, costruiti con tecnologie non recenti, l'ACE non aggiunge nessuna informazione preziosa per l'acquirente. Chi compra un immobile in un edificio vetusto, lo fa o per ristrutturarlo e riqualificarlo, e allora quello che servirebbe all’acquirente è una diagnosi energetica, o perché quell'edificio ha caratteristiche tali per cui l'acquirente non è interessato ai consumi energetici. Se compro un immobile in centro storico, infatti, mi interessa la posizione, il prestigio, ecc., non certo il consumo energetico.
  2. Nel caso di immobili di più recente costruzione, si è molto spesso verificato che la classe energetica indicata fosse ben lontana dalla reale situazione dei consumi energetici dell'immobile. Senza entrare nel merito, in molte zone d'Italia ci sono diverse cause in corso per la richiesta di risarcimento su immobili nuovi, venduti per classe A o B e che sono tutt'altro che poco energivori!

In sostanza nella percezione delle persone la certificazione oggi appare solo come una spesa in più, l'ennesima tassa di Stato, un balzello.

 

Qual è la situazione attuale sulla richiesta di certificazioni energetiche

Nel Nord Italia sono state già rilasciate decine di migliaia di certificazioni energetiche. Sono numeri importanti, ma che se da un lato sottolineano che avere un parco immobiliare altamente efficiente sia un obiettivo fondamentale e non più procrastinabile, dall'altro ci dicono anche che siamo ancora molto lontani dall'avvicinarci anche minimamente a quanto desiderato.

Infatti, secondo i dati ufficiali elaborati da Senaf in occasione di Proenergy+ (l’evento dedicato all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili che si è tenuto a PadovaFiere dall'11 al 13 aprile), in quasi tutte le regioni del Nord Italia è molto basso il peso percentuale degli edifici certificati nelle categorie più performanti.

 

La maggior parte delle certificazioni, infatti, deriva da attestati rilasciati per immobili con scarse performance energetiche. In Piemonte le classi F, G e NC (non classificato) sono il 41,1%, in Liguria le classi F e G rappresentano il 76,5%, in Lombardia il 64,3%, in Emilia Romagna il 48,5% e in Veneto il 32,5%. Unica eccezione la provincia di Trento, dove le classi F e G rappresentano solo il 21,6% degli edifici certificati. Come mai?

 

Rivedere tutta la normativa, come avviene nelle province di Trento e Bolzano

Le classi energetiche secondo l'Agenzia CasaClimaHa senso continuare a certificare ciò che è già evidentemente vetusto e obsoleto, i ruderi, gli edifici anni '50, '60 e '70, o sarebbe meglio concepire delle nuove linee guida, delle leggi e dei decreti attuativi per far si che i proprietari siano incentivati ad apportare sensibili modifiche ai loro immobili? Non dovrebbe essere l'amministrazione pubblica, i comuni, le regioni o altri enti preposti ad intervenire là dove i proprietari non siano in grado di farlo? Non avrebbe più senso adottare degli strumenti di analisi dello stato di fatto, costruttivo ed energetico, che mettesse nelle condizioni il proprietario di conoscere il proprio immobile e lo invogliasse a migliorarlo? Fare ciò è già possibile ed è anche previsto dalla normativa europea, ma l’Italia si deve ancora adeguare.

Al di là del post un po' polemico, sarebbe il caso di riflettere maggiormente su tali aspetti, che a mio avviso rilancerebbero il settore dell'edilizia e di tutto l'indotto, darebbero un significato diverso alle attestazioni dei consumi energetici, in quanto verrebbero fatte con uno scopo ben preciso, ma soprattutto darebbero una garanzia e una utilità (realmente percepita) ai proprietari. 

 

PS: Se la pensi diversamente, aggiungi un tuo commento qui sotto, spiegando perché. Altrimenti aiutami a condividere, su facebook o su altri social network. Grazie. 

 

Commenti   

0 # federico 2013-11-27 09:54
sono un proprietario immobiliare ed ho un appartamento che do in affitto. Il mio pensiero è questo: è un'altra tassa, l'ennesima, che grava sui proprietari di case che prima o poi si stuferanno e venderanno senza darle più in affitto. Cosa volete che interessi all'inquilino l'APE. Interressa di più la posizione, la composizione ed il prezzo di locazione. Pensate veramente che se un inquilino fose interessato al mio appartamento per i sopracitati motivi non lo prenderebbe perchè provvisto di ACE negativa? Forse se ci fossero 10 appartamenti da affittare nello stesso stabile, nella stessa zona, con le stesse dotazioni e con lo stesso prezzo. IMPOSSIBILE. Basta tasse inutili!
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0 # Laura Coppo 2013-11-27 14:31
Buongiorno Federico,

sono pienamente d'accordo con lei.

Se è un lettore abituale di questo blog, oltre a questo articolo, avrà sicuramente notato che io ed i miei collaboratori riteniamo che il valore di un immobile risieda in tutt'altro che nel certificato energetico, oggi attestato prestazione energetica (APE).

Anzi, ci tengo ad esortare tutti coloro che si accingono a comprare casa ad approfondire il discorso consumi e risparmio energetico.

Spesso vengono vendute a prezzi spropositati abitazioni in classe A (secondo la normativa italiana). Salvo poi riscontrare ponti termici e altre "rogne" non risolte.

Continui a leggere questo blog, magari troverà altri spunti interessanti! ;-)

Saluti
Laura
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+1 # Matteo Sentinella 2013-04-25 22:58
Totalmente d'accordo, poi aggiungo una cosa: se è vero che deve essere una fonte di informazione per l'acquirente, che senso ha utilizzare l'energia primaria nella certificazione? Supponi di avere un rudere dotato però di caldaia a legna/pellet..fino a poche settimane fa l'edificio diventava automaticamente di classe A o A+...(ora si usa un fattore di conversione pari a 0,3 che abbassa, di poco, la classe, quindi si finisce solitamente in C)...in pratica l'attestato mi sta dicendo che il mio edificio non inquina, ma non mi sta dicendo che ho bisogno di un enorme quantitativo di legna per scaldarlo.. quindi per l'acquirente questa famosa "classe energetica" diventa addirittura fuorviante.
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0 # Giovanni Santoni 2013-04-17 21:28
Dunque architetto, lei non rilascia certificazioni energetiche?
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0 # Laura Coppo 2013-04-18 10:02
La ringrazio per la domanda, che in qualche modo mi aspettavo. È evidente che fin quando esiste una legge che impone la certificazione energetica non possa esimermi dal farle, se mi viene richiesto. Personalmente non baso la mia attività su questo, non sono disposta a firmare “quattro carte” a pochi euro, lavoro per fornire un'utilità al cliente. Ma il punto non è quello che faccio io e in generale il singolo tecnico.

Ripeto, non contesto la certificazione, contesto il come viene concepita al livello sistemico.

Nella provincia di Bolzano, ad esempio, l'Agenzia CasaClima è un ente terzo che provvede non solo alla certificazione finale, ma segue tutto l'iter, compresa la progettazione, sin dall'inizio. Un progettista deve seguire delle linee guida, deve fare attenzione anche a particolari costruttivi come i ponti termici che nella normativa nazionale non vengono nemmeno menzionati. Sono stati previsti dei protocolli che ricalcano le normative europee, e non è un caso se il maggior numero di immobili certificati nelle classi più alte è in queste due province.
Sostenere che lì è possibile perché il Trentino Alto Adige è una regione a statuto speciale a mio avviso è la solita scusa per non far nulla.
Se un immobile deve avere un valore aggiunto grazie al risparmio energetico, è necessario che questo immobile sia realmente poco energivoro, non solo sulla carta.
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0 # Rina 2013-04-30 09:55
Gentile collega, ho apprezzato molto il tuo sito, ma non apprezzo il messaggio che viene rivolto in questo post ai cittadini:"l'ACE è una delle tante tasse inutili,vogliono solo spillarvi i quattrini per far campare architetti e ingegneri un po' sfigati..."
E' sicuramente vero che l'Italia non eccelle nell'applicare le direttive europee, e soprattutto che ce la mette tutta per introdurre la truffa anche nelle buone pratiche, ma questo post non aiuta certo ad "educare" in senso contrario.
Il senso dell'attestato di certificazione energetica è principalmente quello di mappare gli edifici esistenti sotto il profilo energetico, (esattamente come il catasto archivia gli immobili presenti sul territorio), ed è solo un primo passo verso il raggiungimento di obiettivi ambientali per noi italiani ancora molto lontani.
Spostare l'attenzione sull'utilità/inutilità che ne ha il venditore o l'acquirente di un immobile è semplicemente sbagliato, perchè non è quello il suo valore.
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0 # Laura Coppo 2013-04-30 17:58
Innanzitutto ti ringrazio per il tuo contributo alla discussione. Vorrei però precisare alcune cose.

Sintetizzare un intero articolo sostenendo che il mio pensiero sia che "l'ACE è una delle tante tasse inutili,vogliono solo spillarvi i quattrini per far campare architetti e ingegneri un po' sfigati..." non mi sembra molto corretto. Per carità, ognuno interpreta e modella secondo la propria mappa mentale, ma credo di aver messo anche in evidenza (neretto) che:
"Ovvio che la certificazione energetica non è questo, ma è così che viene percepita!"
Ho poi ribadito nella precedente risposta: "Ripeto, non contesto la certificazione, contesto il come viene concepita al livello sistemico".

Quello che riporto non me lo invento. Basta andare a chiedere non solo a coloro che pagano il servizio se possono dirsi soddisfatti o meno, ma anche agli acquirenti.

Personalmente vorrei che lo strumento fosse affinato, standardizzato, e soprattutto finalizzato ad incentivare i proprietari ad apportare sensibili migliorie su involucro e impianti dei loro immobili, affinché ci sia una vera e propria riqualificazione dell'esistente.

Ultima nota. "Il senso dell'attestato di certificazione energetica è principalmente quello di mappare gli edifici esistenti sotto il profilo energetico".
Non so se l'intento del legislatore sia questo, ho i miei dubbi, ma quanto scrivi corrobora la mia tesi di "legge all'italiana", normativa fatta male. Se infatti l'obiettivo fosse quello di avere una mappatura energetica,
l'obbligo di far redigere l'attestato dovrebbe essere su tutti gli immobili censiti al catasto, e non solo su quelli compravenduti.
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0 # Rina 2013-05-02 08:13
avendo pochi caratteri a disposizione per un commento, la sintesi è d'obbligo :-)
Ho contestato il messaggio-chiave del post (contenuto nel titolo stesso)e nella prima metà dell'articolo (inutile commentare ciò su cui concordo...).

"Coloro che pagano per il servizio" dovrebbero "essere soddisfatti" indipendentemente dal proprio profitto personale. (anche se una spesa di 2-300 euro a fronte di un introito da vendita o da locazione non mi sembra poi così eccessiva...certo se passa il messaggio che l'ace è un pezzo di carta compilato con dati inventati, lo è!)

Che questa sia l'interpretazione diffusa sono d'accordo con te, che la si debba avallare anche noi professionisti,no.
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0 # Rina 2013-05-02 08:14
...continua

La mappatura avviene per gradi e su "modello italiano", esattamente come per il catasto degli immobili...ti immagini se si chiedesse a tutti i proprietari di aggiornare i dati del proprio immobile indipendentemente dall'uso che se ne fa?

E' prima di tutto una questione di mentalità. Lavoriamoci.
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0 # Laura Coppo 2013-05-02 22:24
Il titolo dell'articolo è volutamente provocatorio. E' necessario però leggere tutto il contenuto per arrivare a capire il pensiero nella sua completezza. Altrimenti un blog (così come qualsiasi strumento di comunicazione) non avrebbe senso. Si scriverebbero i titoli e basta.

Sul discorso della soddisfazione del cliente, lascio i lettori giudicare il loro grado di soddisfazione. Io, da certificatore, sono in conflitto d'interessi. Non posso cantarmela e suonarmela. Qui ho esposto quello che è il normale sentire, e se lo condivido è perché credo che si possa fare molto meglio (specificato nell'ultima parte del post).

Sulla mappatura dico solo questo: si è fatto molto di peggio, si è introdotta una tassa-capestro che anche solo psicologicamente ha dato una bella mazzata sul mercato immobiliare. Lo Stato quando vuole o deve intervenire lo fa.

A riprova di tutto ciò, ossia che la "mappatura energetica" fine a sé stessa è inutile, poi, c'è anche il fatto che sappiamo benissimo che oltre il 90% del patrimonio edilizio italiano è abbondantemente energivoro. E con questo cosa abbiamo risolto? Nulla. Serve un sistema simile, magari migliore, di quello adottato nelle province autonome di Trento e Bolzano. Lì si certifica, ma con degli obiettivi ben chiari.

Apprezzo comunque molto il tuo contributo al dibattito e rispetto le tue posizioni.
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